La storia delle scope Arix e non solo!

06/03/2014

Intervista trasmessa dal magazine di approfondimento "Buone Cose" sull'emittente TRC, antecedente l’avvenuta cessione delle quote in ABRAX Srl da parte del GRUPPO ARIX nel Novembre 2015

Buone Cose siamo a Viadana in provincia di Mantova stabilimento Arix divisione plastiche e adesso vi presentiamo un signore che possiamo dirlo è Umberto Ghizzi, un signore che ha inventato le scope praticamente.
Inventate proprio no, però insomma ho fatto la mia parte anch’io. Se oggi la scopa e così come la vediamo ho collaborato anch’io per portarla qua.
Come ha fatto, come hai iniziato? Viadana è terra in cui nasceva i pioppi per cui c’era la produzione di legname e soprattutto la saggina.
Bisogna andare indietro una cinquantina di anni fa o anche più, era un paese agricolo dove si produceva la saggina, che era una materia prima per produrre la scopa di saggina. Poi dalla scopa di saggina, naturalmente con le materie sintetiche plastiche, hanno provato a fare il filo, ci sono riusciti e così abbiamo soppiantato la saggina per passare ai fili sintetici. E le tavolette, da un legno che si usavano tanti anni fa siamo passati allo stampaggio di materie plastiche. Le tavolette in legno erano fatte a mano, bucate a mano con il trapano e tutto quanto.
Oggi non c'è soltanto la funzionalità ma ci deve essere un po' di tutto. Ci deve essere la linea, il design, il colore, la funzionalità, la durata e deve costare poco. Questo per il consumatore è sempre molto importante: qualità e prezzo.

Ecco noi l’abbiamo sfruttata per raccontare una parte di storia delle scope che vengono prodotte ancor oggi qui a Viadana.
Lei però non ha lavorato soltanto con le scope in legno fatte a mano in casa.
Le prime macchine da stampaggio abbiamo cominciato a metterle giù nei primi anni 70/80.
Perchè allora cos’è successo? Si usciva dall’austerity. Negli anni 70 in Italia c'era l’austerity e cominciava a scarseggiare il legno d’importazione perchè c'erano dei dazi da pagare sui legni d’importazione. Allora già da lì era incominciata una ricerca di un qualcosa di diverso dal legno.
Allora una ditta italiana ha inventato un finto legno, fatto in polipropilene espanso che aveva anche il peso specifico del legno. Il finto legno ha quasi anche le venature. Se andiamo a verniciarlo un falegname farebbe fatica a distinguere se è un legno o una plastica.
Abbiamo incominciato così poi abbiamo visto che il legno si poteva sempre più soppiantare e siamo andati sugli stampi molte impronte per usare il polipropilene senza espanso, dandogli il colore già direttamente dalla macchina mentre invece qua se si faceva giallo si faceva giallo per dei mesi. Poi se volevamo cambiare colore dovevamo verniciarlo. Invece adesso con questi stampi qui, con le macchine virtuali si colora e si fa tutto quello che si vuole sul prodotto, mille pezzi di rosso nello stesso stampo, per cui da lì è stato un bell’innovamento nella produzione dei supporti per le scope.

Allora noi ringraziamo Umberto Ghizzi per averci raccontato un po' di storia di come sono nate le scope qui a Viadana, ma non solo, anche dello sviluppo che hanno avuto. Ringraziamo anche Angelo Melegari che avete visto nelle nostre immagini mentre parlando con il signor Ghizzi stavamo visitando lo stabilimento.
Poi andremo a chiudere la nostra puntata di buone cose qui ad Arix nel magazzino della distribuzione, anzi nella logistic unit definiamola così poi ci faremo spiegare meglio da Riccardo Melegari, da dove tutti i prodotti parto e vanno in giro per il mondo.

Scope, spazzole, lavapavimenti, palette Arix dunque propone soluzioni innovative capaci di rendere il lavoro più facile nella routine delle pulizie domestiche. Melegari è così?
Si è vero devo dire soprattutto negli ultimi anni grazie alle esigenze del consumatore italiano noi facciamo molte ricerche molto sviluppo in questo aiutando anche le consumatrici proponendo scope con doppia funzione, componendo scope con un manico inclinato per poter evitare il mal di schiena. Una serie di innovazioni che noi facciamo dell'utilizzo degli strumenti per la pulizia. Giusto per dare anche un aiuto alla consumatrice, quindi non solo dal punto di vista estetico e funzionale, ma proprio nel vero senso di utilizzo del prodotto al meglio all'interno della casa.

Nel gruppo Arix fa parte anche Abrax. Che cos’è?
Abrax è stata la prima azienda che noi abbiamo creato nel 1996, l'inizio del nostro processo di verticalizzazione. Come dicevo prima noi abbiamo iniziato un processo di verticalizzazione e di internazionalizzazione.
Questo processo di verticalizzazione è stato fatto con Abrax che produce materie prime e, che non nascondiamo, è particolarmente innovativa ed è un'azienda che non solo fornisce Arix ma fornisce anche dei nostri competitor nel mondo.

Non abbiamo filmato gli interni per proteggere i vostri segreti Industriali. In Abrax sono impiegati collanti, abrasivi. Quanto inquinamento?
Sì, devo dire la verità è un’azienda che viene definita in un rating di tre livelli, un'azienda media nel processo produttivo ed è questa un'altra nostra importante sofisticazione che abbiamo all'interno che sono i famosi abbattimenti dei fumi e delle emissioni in falda.
Di fatto noi abbiamo fatto un processo di certificazione che è l’ISO 14000 che garantisce l’ecology system, cioè un sistema ecologico nel processo produttivo per azzerare, nel vero senso della parola, l’inquinamento che potrebbe essere fatto in atmosfera e in falda.

Chiudiamo con un breve bilancio. Quali sono i di numeri del gruppo?
Devo dire in questi ultimi 10 anni con introduzione anche di Tonkita
abbiamo superato un bilancio infra-gruppo e quindi integrato, come
viene definito, di oltre 100 milioni di fatturato.
Abbiamo 9 stabilimenti di cui 5 in Italia e 4 all'estero e il fiore all'occhiello per noi sono anche i nuovi stabilimenti all'estero che abbiamo creato che sono in Polonia, in Inghilterra e in Cina. Anche quest'ultima esperienza della Cina aperta 4 anni fa sta dando dei grossi risultati soprattutto sul mercato interno.

Siamo tornati in casa Arix, in particolare al terminal logistico. Riccardo Melegari .. allora qui è un po’ il terminale vostro, dove arriva tutta la vostra produzione prima di partire logicamente per l'Italia, per il mondo per dove?
Allora qui, parliamo solo di prodotti finiti, quindi la destinazione delle merci è:
per tutto il mondo per i nostri 77 distributori export, per le nostre filiali in Cina, Polonia e UK, tutto il mercato italiano, quindi UE, extra UE.
Si tratta di un magazzino, sono 15.500 metri quadrati coperti, sono circa altrettanti di posti pallet. E’ tutto radiofrequenza e quindi è un magazzino diciamo tecnologicamente tra i più evoluti. Cosa vuol dire radiofrequenza?
Brevemente è un magazzino virtuale, cioè non è a posti pallet fisici ma a posti pallet in un programma. Sostanzialmente in un computer.
Questo consente di ottimizzare anche le rotture di stock famose: un fornitore, una produzione che ritarda e così via. La macchina ti dice lei dove metterlo, dove c'è libero e soprattutto, essendo 15.500 metri coperti … i percorsi! Per fare un ordine di duemila euro se uno deve girare mezza giornata e' difficile che sia conveniente. Così è ottimizzato direttamente dalla macchina.

Abbiamo parlato soprattutto di quello che voi create, che arriva nelle nostre case, ma voi avete anche una linea rivolta alle industrie, rivolta a chi fa le pulizie di professione
Diciamo che c’è una linea rivolta al canale che noi chiamiamo Professionale, ai grandi utilizzatori e quindi utilizza le stesse materie prime, gli stessi prodotti
evoluti in termini di taglie, essenzialmente, e di tipicità del prodotto.
Poi c'è una parte meramente industriale che fornisce invece un semilavorato. Faccio un esempio tipico: invece che una scopa venga finita a marchio Arix o di qualcuno dei distributori, viene data nuda, finita. Poi uno ci mette la sua etichetta e la vende come vuole, come prodotto suo.
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